PER CAPIRE IL PERDONO DI DIO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO IN CUI VA COLLOCATO
Bisogna capire in che modo pratichiamo l’amore del prossimo: la forma in cui si esprime il perdono è l’amore del nemico.
L’amore del prossimo è il contesto in cui collocare il tema del perdono.
LE TRE FORME DELL’AMORE DEL PROSSIMO
In che modo si pratica l’amore del prossimo?
Gesù, nel Vangelo, ci dice di praticare l’amore del prossimo in tre modi:
- Come amore del fratello o dell’amico: è l’amore verso il vicino, un amore che prende la forma dello scambio reciproco.
- Come amore del povero: è l’amore verso il bisognoso, un amore che non si arrende mai, neppure in caso in cui il bisognoso fosse incurabile, perché l’altro avrà sempre bisogno del nostro amore.
- Come amore del nemico: è l’amore verso il lontano, un amore preveniente, che ci apre all’altro prima ancora che si ravveda – per questo, se mai, potremo pregare.
L’amore del nemico dice tutta la novità portata da Gesù: è l’apice dell’amore del prossimo, segna la differenza tra il cristiano e il mondo, tra il cristiano e gli altri.
Allora perché amare il nemico?
Perché questo amore definisce la nostra identità di discepoli di Gesù, rivela chi siamo. Perché amare il nemico è qualità del Padre, che è benevolo verso gli ingrati.
L’amore verso il nemico non come la legge di famiglia (“Se tu sei figlio, come è Figlio Gesù, devi comportarti così!”). Non si ama il lontano perché lui si avvicini, lo si ama per prolungare fino a lui la benevolenza del Padre!
IL PERDONO ESPRIME L’AMORE DEL NEMICO
Come ha da essere il perdono?
Perdonare non vuol dire dimenticare. Perdonare significa offrire come dono (per-dono) a chi ci ha offeso la possibilità di riprendere un rapporto fraterno, con il rischio di essere ancora offesi.
Non va bene dire così: “dimentichiamo”, “con te ho chiuso”, “quello che è stato è stato”, “non parliamone più”. Bisognerebbe invece dire: “parliamone proprio perché dobbiamo capire bene dove e come è stata l’offesa”.
L’offesa però non diventa motivo per rompere il rapporto fraterno, ma l’altro rimane sempre fratello; non diventa nemico, non è come se non esistesse più.
Come possiamo parlare del perdono di Dio?
Possiamo parlarne facendo riferimento a come dovrebbe essere il perdono dell’uomo: anche quando ci siamo allontanati da Dio con i nostri peccati, lui ci perdona sempre e ci considera sempre suoi figli. Niente ci può allontanare da lui: per lui noi rimaniamo sempre suoi figli.
La mascotte del giubileo
Luce, la giovane pellegrina che illumina il Giubileo 2025
Nata dalla creatività di Simone Legno, Luce è la mascotte ufficiale del Giubileo 2025. Con il suo design ispirato ai manga, che unisce tradizione e modernità, Luce è un’icona capace di conquistare il cuore di grandi e piccini.

Il suo aspetto è ricco di simbolismo: il k-way giallo la protegge dal cammino, gli stivali sporchi ne testimoniano il percorso, il bastone è il suo fedele compagno e la croce al collo ne rivela la fede. Ma è nei suoi grandi occhi azzurri che risiede la vera essenza di Luce: occhi che brillano di speranza, che invitano a guardare oltre le apparenze e a scoprire il proprio cammino spirituale.
Luce non è solo una mascotte, ma un vero e proprio ponte tra generazioni e culture. Con il suo messaggio positivo, invita i giovani a riscoprire i valori del pellegrinaggio e a intraprendere un percorso di crescita personale. Allo stesso tempo, ricorda a tutti noi l’importanza della fede, della speranza e della solidarietà.
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