Celebrare la grazia del perdono – Catechesi 1.3

La colpa è il peccato e la pena è la penitenza, o il sacrificio che il penitente deve fare per riparare il danno causato dal peccato. Per accogliere veramente il perdono di Dio bisogna anche mettere in conto qualche sacrificio.

“Il Sacramento della Penitenza … cancella i nostri peccati…. Lì permettiamo al Signore di distruggere i nostri peccati … Tuttavia, come sappiamo per esperienza personale, il peccato “lascia il segno” … ha bisogno di purificazione… questi “residui del peccato” vengono rimossi dall’indulgenza” (Bolla 23).

Dio dona il suo cuore a noi che siamo miseri, bisognosi di salvezza, e anche di fronte ad un rifiuto Dio cancella sempre il nostro peccato

Il nostro peccato non c’è più: noi siamo liberati dal peccato, siamo liberati come da un peso che ci siamo messi addosso: perciò possiamo essere contenti, soddisfatti.

Rimane però la stortura che il peccato ha provocato in noi, stortura che magari all’inizio non avvertiamo, ma che, se non facciamo qualche penitenza, tende ad affiorare.

Dio perdona la colpa (cioè il peccato), ma il perdono di Dio non cancella la necessità della sofferenza per purificare il cuore (cioè la necessità della pena).

La pena però non deve essere pensata come un castigo di Dio. Quando Gesù nel vangelo solleva i malati dalla loro pena, li vuole guarire da questo peccato: pensare che la sofferenza sia una punizione di Dio, e quindi che la salvezza stia nella salute.

Per questo le guarigioni di Gesù chiedono sempre ai malati di domandare perdono per trovare salvezza. La pena, anche facendo qualche sacrificio, deve essere messa in conto per purificare il cuore.

Dio, che perdona la colpa, esige giustizia. Esige la conversione del tuo cuore, e questa conversione chiede sacrificio.

Attenzione: non significa che Dio ci perdona, ma ci punisce facendoci soffrire. La sofferenza è originata dal peccato, non all’azione di Dio.

Dio, che perdona la colpa, è intransigente ed esige una pena, ossia un sacrificio, per la purificazione del cuore, e ci sia giustizia. Dio non si vendica infliggendoci una “pena temporale”, una sofferenza in questa nostra vita.

È lo stesso peccato che esige una purificazione e quindi una “pena temporale”. Come è lo stesso peccato che, privandoci della comunione con Dio, o della vita eterna, chiede per noi una “pena eterna”, o una sofferenza per sempre (l’inferno).

Ma Dio, ricco di misericordia, perdona la colpa (ristabilisce la comunione) e però esige giustizia. Quando Dio perdona le colpe (esprimendo la sua misericordia), esige la conversione del cuore, ossia la purificazione del cuore da un attaccamento ad altro che non sia lui. Dio non cancella la “pena temporale” del peccato.

Una conversione fatta di opere di carità può arrivare alla completa purificazione della pena, può liberare totalmente dalla pena temporale dovuta al peccato.

Quando Gesù solleva dalla sofferenza, vuole guarire dal dubbio che essa accende nel cuore (il dubbio che sia una punizione di Dio, e che perciò la salvezza stia nella salute). Per questo le guarigioni che Gesù compie, chiede di domandare perdono.

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