PER ACCOGLIERE IL PERDONO DI DIO SONO NECESSARIE ALCUNE DISPOSIZIONI DEL CUORE
È necessario un vero pentimento tramite una vera umiltà.
Bisogna desiderare davvero di incontrare Gesù.
L’accoglienza del perdono di Dio ci rende capaci di donare perdono. Affinché Dio ci possa perdonare (e dunque per accogliere il perdono di Dio) è necessario che nel nostro cuore ci siano alcune disposizioni.
BISOGNA CHIEDERE VERAMENTE PERDONO
Innanzitutto bisogna tenere presente se la richiesta di perdono è vera, se in me c’è un vero pentimento, e se davanti a Dio sono umile davvero.
Il vero pentimento
Il pentimento vero non è tra me e me, ma tra me e la parola di Gesù.
Il pentimento vero è per un comportamento da figlio, come Gesù mi chiede. Per questo c’è vero pentimento non se riconosciamo i nostri peccati rientrando in noi stessi: c’è vero pentimento se confessiamo i nostri peccati davanti al sacerdote; solo di fronte a lui Dio perdona.
Confessiamo i nostri peccati al sacerdote, non per dire ad un altro quello che, tra me e me, ho riconosciuto come sbagliato, ma perché ci vogliamo confrontare con la parola di Gesù, che la Chiesa annuncia; così ci può essere vero pentimento. Il sacerdote non è lì per giudicare la verità del nostro pentimento, ma per annunciare la parola di Gesù.
Nella parabola del “figlio prodigo” (Lc 15, 11-32) il pentimento del figlio non è ancora vero, quando, rientrando in se stesso lo esprime tra sé e sé; solo quando lo confessa davanti al padre (la cui presenza sorprende e la cui parola aiuta a cogliere la gravità del suo atto) il suo pentimento giunge a verità.
La vera umiltà
L’umiltà vera è quella che si mostra davanti a Dio: solo davanti a Dio, al di fuori dal confronto con gli altri, siamo umili davvero. L’umiltà davanti agli uomini può essere falsa umiltà. Si tratta di falsa umiltà quando, per esempio, per sottrarci ad un compito o anche solo al giudizio degli altri, noi diciamo: “ma io non ho le capacità, non valgo tanto…” e così via.
Ma anche l’umiltà presso noi stessi può essere sospetta, anzi, è addirittura viltà quando, per non cambiare, diciamo per esempio: “gli altri sì che sono bravi, io non valgo niente…“.
Nell’uno e nell’altro caso siamo sempre dentro la logica del confronto con gli altri. Perfino nel momento della preghiera (‘il fariseo e il pubblicano” Lc 18,9-14) ci può accadere, in realtà, di essere davanti agli uomini e non davanti a Dio.
Se ci mettiamo davanti a Dio come il fariseo, facendo mostra della nostra giustizia e quasi disprezzando gli altri, che non avrebbero diritto, come noi, di stare davanti a Lui, in realtà siamo davanti a noi stessi; e allora cosa ci potremmo aspettare da Dio? Cosa saremmo capace di chiedere? Nulla.
Come il fariseo che non chiede niente, usciremmo dalla preghiera così come siamo entrati, con i nostri inevitabili peccati, quelli che non sappiamo neppure riconoscere, e che, non venendo perdonati, diventano gravi, perché appunto ci lasciano nel peccato.
Ma se davanti a Dio rompiamo la logica del confronto con gli altri e ci esponiamo umilmente, così come siamo, al suo sguardo (e al suo sguardo certo non potremmo che riconoscerci peccatori), allora i nostri peccati, anche se grandi, troveranno venia, cioè perdono.
Usando una formula paradossale potremmo dire: è veniale il peccato per il quale ti confessi davanti a Dio anche ogni giorno, sentendone vergogna e dolore, come di fronte a cosa imperdonabile; è mortale invece il peccato che appare ai tuoi occhi come tanto lieve, da non sentire neppure il bisogno di chiedere perdono.
BISOGNA DESIDERARE VERAMENTE DI INCONTRARE GESÙ PER ESSERE PERDONATI
Zaccheo – Lc 19,1-10
1Entrato in Gerico, attraversava la città. 2Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. 5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È andato ad alloggiare da un peccatore!». 8Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo; 10il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Non ci devono essere ostacoli che trattengano dall’incontro
Tra Gesù e Zaccheo, l’ostacolo è dato dalla folla: Zaccheo esce dalla folla e va su un sicomoro, così sta sopra la folla e da li può vedere Gesù; ma anche Gesù lo può vedere. Bisogna, dunque, superare l’ostacolo.
Per incontrare Gesù bisogna uscire dai luoghi comuni, da quello che tutti dicono e fanno, dalle pressioni che la cultura pubblica esercita sulla nostra coscienza. Bisogna imparare a non parlare solo di sport, di pettegolezzi e di politica, come fanno tutti! Non bisogna essere la copia, uguale a tutti gli altri. Gesù vuole chiamarmi per nome! Allora bisogna che io prenda questa decisione: bisogna che io permetta a Gesù di potermi chiamare.
Il desiderio
Il desiderio è acceso da una grazia che viene da Dio, ma poi il desiderio prende corpo, è mantenuto in vita, è ravvivato, da una attenta e costante ricerca. Zaccheo cercava di vedere Gesù e anche Gesù è venuto a cercare Zaccheo: “Il figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto“. Gli affari non hanno spento in Zaccheo il desiderio e l’attesa di un incontro, tanto che li lasciò perdere e si precipitò in strada per cercare di vedere Gesù.
Niente dentro di me può spegnere il desiderio che ha Gesù di entrare a far parte della mia vita (la folla, la statura, o anche il peccato… furti, omicidi, adulteri…); niente può cancellare dalla memoria e dal cuore di Dio qualcuno dei suoi figli (il nome Zaccheo vuol proprio dire “Dio ricorda”). E Dio accende nel cuore dei suoi figli un desiderio di lui (quanti incontri di grazia facciamo anche noi nella nostra vita quotidiana e magari non ci accorgiamo): un desiderio che le cose non devono spegnere e che la ricerca deve ravvivare.
L’incontro mi rende capace di perdono
Così Gesù e Zaccheo si incontrano: “Oggi devo fermarmi a casa tua“. Così Gesù incontra Zaccheo in casa sua (non c’è bisogno che Zaccheo esca di casa) e così la sua vita quotidiana diventa da quel giorno più ospitale, più larga, più gioiosa… perfino più capace di perdono.
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