LA MISERICORDIA NELLA NOSTRA CULTURA
La misericordia come emozione e la misericordia come virtù.
L’appello alla misericordia di Dio.
Parliamo di misericordia collocandola nel nostro contesto culturale. Cosa intendiamo quando parliamo di misericordia?
Bisognerebbe rispondere a queste due domande:
- La misericordia è solo emozione (un modo di sentire) o anche virtù (un modo di volere)?
- La misericordia che oggi invochiamo da Dio, è la misericordia di cui parla il vangelo?
LA MISERICORDIA COME EMOZIONE E VIRTÙ
La distinzione pratica tra emozione e virtù la si vede subito, è facile da capire.
Fino ad oggi però non è stata chiarita la distinzione concettuale, che pure è necessaria.
Il motivo di questo mancato chiarimento sta nel fatto che fino ad oggi la virtù è sempre stata pensata come qualcosa che fa riferimento a principi morali, e quindi come qualcosa che non c’entra con l’emozione; fino ad oggi si è sempre pensato che i principi morali siano noti senza bisogno di fare riferimento all’esperienza concreta, noti solo facendo uso della ragione.
Istruito dalla ragione, l’uomo conoscerebbe il bene che deve fare, e così sarebbe capace anche di volere quello che deve fare. Così vengono ignorate le radici passionali dell’attitudine a volere.
Per chiarire la distinzione concettuale tra misericordia come emozione e misericordia come virtù bisogna fare riferimento all’agire del soggetto.
La misericordia come virtù è la pratica delle opere.
La misericordia come emozione è la compassione che il soggetto prova quando si avvicina ad un malcapitato.
Solo se ci avviciniamo possiamo comprendere il messaggio che la compassione ci rivolge, e passare alle opere che ci coinvolgono in quello che facciamo.
Queste opere poi non sono le così dette opere della legge, quelle che compiamo perché comandate (come vuole la tradizione luterana), ma sono le opere della fede, quelle che facciamo perché vogliamo disporre di noi stessi, dando credito a Dio con l’obbedienza pratica ai suoi comandamenti
LA NOSTRA INVOCAZIONE DI MISERICORDIA
Oggi l’appello alla misericordia di Dio è per essere alleggeriti dai mali patiti, non per essere guariti dalla colpa.
Nella bibbia invece la liberazione dai mali che gli oppressi invocano, sta sempre insieme al perdono dei peccati che Dio concede.
Anche Gesù guarisce e perdona: le guarigioni di Gesù (il dono della sua misericordia) vogliono convertire il cuore, ossia cambiare la qualità dei desideri, e quindi liberare dal peccato. La guarigione è carica di una parola che chiede conversione.
Possiamo esemplificare quanto diciamo facendo riferimento alla liturgia della Parola.
Es 15,22-27 il cammino nel deserto, Mara
22 Mosè fece levare l’accampamento di Israele dal Mare Rosso ed essi avanzarono verso il deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua. 23 Arrivarono a Mara, ma non potevano bere le acque di Mara, perché erano amare. Per questo erano state chiamate Mara. 24 Allora il popolo mormorò contro Mosè: «Che berremo?». 25 Egli invocò il Signore, il quale gli indicò un legno. Lo gettò nell’acqua e l’acqua divenne dolce. In quel luogo il Signore impose al popolo una legge e un diritto; in quel luogo lo mise alla prova. 26 Disse: «Se tu ascolterai la voce del Signore tuo Dio e farai ciò che è retto ai suoi occhi, se tu presterai orecchio ai suoi ordini e osserverai tutte le sue leggi, io non t’infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitte agli Egiziani, perché io sono il Signore, colui che ti guarisce!». 27 Poi arrivarono a Elim, dove sono dodici sorgenti di acqua e settanta palme. Qui si accamparono presso l’acqua.
Lc 5,12-16 Gesù guarisce un lebbroso
12 Un giorno Gesù si trovava in una città e un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò ai piedi pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi sanarmi». 13 Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii risanato!». E subito la lebbra scomparve da lui. 14 Gli ingiunse di non dirlo a nessuno: «Va’, mostrati al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come ha ordinato Mosè, perché serva di testimonianza per essi». 15 La sua fama si diffondeva ancor più; folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro infermità. 16 Ma Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare.
Gen18,17-21 gli abitanti di Sodoma e Gomorra
17 Il Signore diceva: «Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per fare, 18 mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra? 19 Infatti io l’ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore realizzi per Abramo quanto gli ha promesso». 20 Disse allora il Signore: «Il grido contro Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. 21 Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
22 Quegli uomini partirono di lì e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora davanti al Signore. 23 Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? 24 Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? 25 Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». 26 Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città».
27 Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere… 28 Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque». 29 Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». 30 Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». 31 Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». 32 Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci». 33 Poi il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione.
Mt 22,1-14 parabola del banchetto nuziale
1 Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: 2 «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. 3 Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. 4 Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. 5 Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6 altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7 Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8 Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; 9 andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. 10 Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. 11 Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, 12 gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì. 13 Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. 14 Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
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