C’È BISOGNO DI SPERANZA PER VIVERE PIENAMENTE LA VITA
I difetto di speranza oggi. I cristianesimo introduce nella storia l’idea della speranza come virtù (morale e teologale).
DIFETTO DI SPERANZA E MANCANZA DI SENSO
Il difetto di speranza è la malattia maggiore del nostro tempo. La speranza va da sé; viviamo nella speranza. Quando non va da sé, quando ci abbandona ci accorgiamo del difetto.
Sintomi di questo difetto sono la malinconia, la noia, la mancanza di attesa. Il difetto è molto evidente; meno evidente è l’identità di quel che manca. Parliamo di speranza cristiana. Sintomi di questo difetto sono la malinconia, la noia, la mancanza di attesa.
Allora bisogna chiedersi: che cos’è questa speranza che viene a mancare?
La lingua volgare (del popolo) identifica la speranza con l’ottimismo, ma non è così.
La speranza non è neppure una illusione: non è un credito ingiustificato, ma che serve per vivere. Il difetto di speranza sembra che oggi si possa identificare come mancanza di senso: sembra che la vita non abbia senso.
Allora c’è bisogna di chiedersi: che cos’è il senso della vita? prende, o non prende forma nella nostra vita? La gran parte della letteratura del 900 documenta una mancanza di senso. Il difetto di senso oggi sembra collegato con la lievitazione del progresso scientifico.
LA TRADIZIONE PAGANA NON CONOSCEVA LA VIRTÙ DELLA SPERANZA
Nella tradizione pagana precedente l’avvento del cristianesimo non era nota una virtù che portasse il nome speranza.
Certo, già allora era conosciuta la fiducia: e cioè l’atteggiamento diffuso di attesa fiduciosa di cose migliori per il domani. Era anche riconosciuto già allora che un atteggiamento come questo è più facile negli anni della fanciullezza, e poi anche (contrariamente a quel che accade oggi) negli anni della giovinezza.
La fiducia nei confronti del futuro non era considerata come una virtù; era considerata piuttosto come una disposizione utile alla vita, e propiziata dall’ignoranza. Con il passare del tempo, la fiducia impallidisce
fino a scomparire. Era considerato come destino ovvio quello che l’anziano divenisse triste e alla fine anche cinico. Per i pagani la speranza era il prolungamento di una illusione infantile. Paolo (1Ts.4,13) dice ai Tessalonicesi :
13 Non vogliamo poi lasciarvi nell’ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. 14 Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui. 15 Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti. 16 Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; 17 quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria, e così saremo sempre con il Signore. 18 Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.
L’IDEA DI SPERANZA COME VIRTU
Il cristianesimo introduce invece nella storia umana l’idea della speranza quale virtù. E si tratta di virtù non solo morale (e cioè una buona disposizione abituale), ma teologale, cioè possibile soltanto grazie a Dio; possibile soltanto a condizione che si riconosca in quel che accade nella vita, e nella vita stessa, il documento di un dono, di una promessa, di una buona intenzione di Dio a noi rivolta; una promessa che di certo si avvera, soltanto se ci affidiamo ad essa; se invece pretendiamo di capirla prima di affidarci, la promessa si dissolve.
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