L’APPROPRIAZIONE DELLA SPERANZA.
Una corretta concezione della speranza cristiana. (Ancorati alla speranza: le ragioni della nostra speranza “la vita eterna” e “il giudizio di Dio” La preghiera “atto di speranza” Bolla 18-25.)
L’apprendimento e l’esercizio della speranza. (I segni dei tempi trasformati in segni di speranza. Notare l’unita tra annuncio [parola] e segni [eventi]: la rivelazione comprende eventi e parole; l’annuncio è reso concreto con i segni. Bolla 7-15. Appelli per la speranza Bolla 16-18.) La preghiera, l’azione, la sofferenza.
UNA CORRETTA CONCEZIONE DELLA SPERANZA CRISTIANA
in opposizione ad una concezione soggettivistica e intimistica
Oggetto e fondamento della speranza
La speranza è dare credito ad una promessa. La speranza cristiana è dare credito alla promessa di vita che Dio ci rivolge, e che è contenuta nei beni materiali che sostengono la mia vita. Non è affidare la vita ai beni materiali; non è fondare la vita sul possesso di una sostanza che viene meno.
È invece affidarla alla promessa di vita buona che i beni materiali mi rivolgono; è vivere una buona relazione fraterna; è fondare la vita sul possesso di una sostanza migliore, che non viene meno. Dare credito alla promessa di vita che i beni contengono è possedere una sostanza migliore sulla quale affidare la vita; e questa sostanza migliore è la buona relazione fraterna.
L’oggetto della speranza è la vita eterna.
Ma cos’è la vita eterna sperata? La vita eterna è il compimento della relazione fraterna. La vita eterna è vita in comunione (la comunione dei santi), nella quale giunge a compimento la relazione fraterna (contro una concezione individualistica della speranza).
La speranza, allora, non è speranza di un’altra vita.
Non è neppure il prolungamento indeterminato della vita presente.
La speranza è dare credito al compimento di quel che nel presente è anticipato (o anche al superamento di quel che nel presente è minacciato).
La fede e il fondamento (o la sostanza) delle cose sperate. La preghiera è scuola di speranza. Anche quando non dovesse ascoltarmi più nessuno, Dio mi ascolta ancora, a Dio posso sempre parlare. La preghiera allarga il cuore umano, lo rende più capace di accogliere Dio, e lo apre anche agli altri: pregare non significa uscire dalla storia.
- L’azione: ogni agire serio e retto dell’uomo è speranza in atto; è un contributo perché il mondo diventi un po’ più umano. Certo io non posso costruire il regno di Dio, ma il mio agire non è indifferente davanti a Dio, per lo svolgimento della storia.
- La sofferenza: non è il cercare di sottrarsi a tutto ciò che potrebbe procurare sofferenza, che guarisce l’uomo; ma è la capacità di accettare la tribolazione e in essa maturare, la capacità di trovare un senso al soffrire mediante la nostra unione con Cristo.
- La prospettiva del Giudizio: Dio c’è, e Dio sa creare la giustizia in un modo che noi non siamo capaci di concepire. E impossibile che l’ingiustizia della storia sia l’ultima parola. Solo Dio può creare giustizia. E la fede ci da la certezza che Egli lo fa.
“L’ATTO DI SPERANZA”
Mio Dio, spero dalla tua bontà, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere che io debbo e voglio fare. Signore, che io possa goderti in eterno.
Anche in questo momento storico segnato dal passaggio dal moderno al postmoderno, la speranza in un mondo riuscito non deve essere un sentimento (come quando si dice sinceramente: speriamo!), ma deve essere questa certezza che il soggetto possiede: il cambiamento avviene se si dà credito alla parola di Dio.
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