Guida dell’incontro
Cari amici, rinnoviamo il desiderio della preghiera, sappiamo che è un desiderio di Gesù che ci dice “Pregate sempre senza stancarvi mai”. Vogliamo che sia anche il nostro desiderio, allora con il buon ladrone diciamo “Ricordati, Signore, anche in questa giornata di me”.
E se c’è qualche stanchezza, aridità, magari perché non c’è un gusto nella preghiera, uno vorrebbe mollare, vi ricordo che questa è una desolazione educativa, come dice Ignazio di Loyola, e cioè che qualche volta, se siamo stati un po’ tiepidi, trascurati, pigri nella preghiera, allora il Signore permette che ci sia un po’ di aridità, così ci fa capire fin dove noi possiamo arrivare da soli, senza lo Spirito Santo.
E anche ci aiuta a uscire da quella logica che prego se il Signore paga. Cioè se dà dei frutti, delle consolazioni, per cui ho voglia di pregare perché mi piace. Allora prego per me o prego per lui? Prego per adorare il Signore. Insomma, desolazione educativa, non spaventiamoci, stiamo dentro nella perseveranza.
Oggi l’attenzione è al cuore come sorgente dello Spirito Santo, innanzitutto il brano di Giovanni 7, soltanto due versetti, e poi l’altro brano di Giovanni 14.
Siamo nella festa delle Capanne che era una delle feste principali di Israele, forse siamo all’ultimo giorno di questa settimana, forse Gesù nei pressi del tempio, è facile che verso il termine del giorni di festa ci fosse un rito di pulitura dell’altare del tempio che richiedeva acqua in grande abbondanza, quasi dei fiumi che venivano sparsi su questo altare per ripulirlo.
Gesù fa un passaggio da fuori a dentro, dal tempio e dall’altare di pietra all’altare invece del cuore che viene purificato e viene dissetato.
Gesù dice Giovanni che è ritto in piedi, dunque non seduto, non sta insegnando, ma Gesù sta proclamando, cioè sta facendo una parola di promessa ufficiale importante. E il verbo che lì si usa è un verbo continuativo per dire che Gesù sta gridando oggi, Gesù sta facendo questa promessa oggi che dura in maniera permanente.
E la parola di Gesù inizia così: “Se”. Se qualcuno ha sete.
E questo è un eco del capitolo 9 di Proverbi dove la sapienza dice “Voi tutti che siete assetati, venite all’acqua e chi ha fame venga, beva, mangi, si nutri e faccia tutto gratuitamente”. Ecco la sapienza che invita al banchetto imbandito in maniera abbondante, il il banchetto messianico e Gesù invece che dice “Chi ha sete venga a me”.
Perché è lui adesso questo banchetto per noi. E dice “Venga e beva”. È un’esortazione, una parola impegnativa da parte di Gesù che davvero promette fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno.
Oggi cercate di riascoltare questo “Se”. Se qualcuno ha sete. E vi ricordo che la sete nell’antropologia della Bibbia è fondamentale perché l’uomo è gola. Eh, la parola anima nefesh eh vuol dire proprio gola. Ha sete di te, Signore, l’anima mia come terra deserta arida senz’acqua. L’anima è una terra assetata.
Dunque l’uomo è desiderio, l’uomo coincide con la sua sete. Siamo molto lontani dall’approccio illuministico per cui l’uomo è il suo pensiero, la sua testa. L’uomo è la sua sete, che non vuol dire l’uomo e i suoi bisogni, le sue emozioni, molto di più. Vorrei dire l’uomo è un desiderio metafisico. Tutto il mio essere è desiderio. Ho dei desideri, dei bisogni, ma soprattutto sono desiderio, sono un essere desiderante.
E anche Gesù come uomo ha avuto sete. Ricordate soprattutto in Giovanni 4 l’incontro con la samaritana al pozzo dove Gesù inizia dicendo “Dammi da bere”. E poi ricordiamo che sulla croce una delle ultime parole di Gesù è “Ho sete”.
E la sete di Gesù è quella di dissetarci. Ma per poterci dissetare di quest’acqua viva, che poi vedremo, eh Gesù deve fare in modo che noi abbiamo sete della sua sete, che vogliamo la stessa cosa, che vogliamo eh la stessa acqua viva che Gesù vorrebbe dare a noi.
Giovanni dice acqua viva, pane vivo, perché sappiamo che c’è anche una acqua e c’è un pane che sono quelli eh effimeri, che non possono bastare alla vita eh dell’uomo, perché noi non abbiamo soltanto una vita naturale della carne e del sangue, abbiamo la vita di questa anima che è assetata di Dio.
E Gesù eh mostra di avere a cuore i nostri desideri. Prendiamo seriamente questa cosa, e cioè che Gesù non mortifica, non denuncia i nostri desideri, casomai li educa, casomai ci vuol fare entrare in contatto con quella parte del desiderio più profondo che ha radici molto profonde in noi, che rischieremmo di non ascoltare perché dissipiamo tutto nei desideri molto superficiali.
Eh, coi primi discepoli di cui parla Giovanni già al capitolo 1, eh, Gesù quando li incontra eh, dice “Ma chi cercate?” Scusate, “Che cercate?”. Cioè, la domanda è “Su che bisogno avete?”. Ed è interessante che Gesù fa domande. Prima di dare risposte, Gesù suscita dentro degli interrogativi. Gesù ci vuole portare alle nostre inquietudini.
La religione non è un tranquillizzante. La religione dei farisei sì, ma quella di Gesù è inquietante nel senso che vuole portarci a capire ciò di cui abbiamo profondamente bisogno. Perciò, “Che cosa cercate?” all’inizio del Vangelo. Ma ricordate che con la Maddalena, quando appare Gesù risorto, le dice “Ma chi cerchi?”.
Perché noi abbiamo un desiderare che si sviluppa all’inizio, magari desideriamo cose, qualcosa, ma alla fine, nel profondo, noi desideriamo qualcuno, desideriamo un volto, desideriamo una relazione.
E questo diventa molto eloquente con la samaritana, in quella dinamica proprio di sviluppo dei desideri di questa donna che Gesù fa venire a galla attraverso la tattica delle domande, no? Eh, ma ehm, “Dammi da bere” quest’acqua e poi “Ma dov’è tuo marito? Ma quanti mariti hai?” e perciò che sete affettiva hai dentro e poi “Ma che Dio adori?” perciò che sete eh, di infinito hai dentro, no?
Gesù ha a cuore il nostro cuore desiderante. La samaritana era una donna frustrata dal fatto di dover continuare ad andare al pozzo di Giacobbe con la sua anfora ad attingere quest’acqua che non disseta e Gesù non la rimprovera per la sua sete, anzi la sua sete è giusta, non giudica la sua sete. Soltanto Gesù le vuol far capire che le sue sono cisterne screpolate, che il suo desiderio, eh, rischia di essere dissipato, eh, mentre invece andrebbe orientato.
Allora, quando Gesù le fa fare il passaggio, questa donna le dice gli dice “Dammi dell’acqua che tu hai, così io non verrò sempre qui ad attingere al pozzo”. Ecco, la nostra esperienza del desiderio è anche un po’ così, no? Abbiamo continuamente sete e abbiamo una sete radicale che è il desiderio infinito di Dio.
Il desiderio dell’infinito che è Dio e soltanto Dio può saziare questo desiderio. Io non voglio dire che non sono interessanti anche altre sorgenti delle nostre gioie umane, eh, che sono le gioie che vengono dagli affetti, dal nostro lavoro, dalle nostre capacità, dai successi.
Quello che Gesù ci vuole dire è che, eh, dobbiamo evitare però di chiedere a queste sorgenti quello che non possono darci e prometterci, che appunto l’infinito di Dio, che soltanto, eh, questa acqua viva dello spirito potrà dentro di noi colmare.
C’è un vuoto interiore che è il posto di Dio in noi e Sant’Agostino ha quella frase molto conosciuta “Ci hai fatto per te, Signore, e il nostro cuore non ha pace finché non dimora in te.
E il peccato allora che cosa è? Più che una trasgressione a delle leggi, il peccato è l’energia dispersa dietro a acque che non dissetano, a cibi che non saziano.
E nel nostro parlare anche corrente, quando vediamo qualcosa che è andato storto diciamo “Che peccato!”. E ci aiuta questo a capire il peccato. Il peccato è proprio quando abbiamo un po’ sprecato una possibilità di vita.
Allora se è così oggi cominciamo anche a vedere un po’ le nostre fonti screpolate, magari a dare anche un nome. Non appunto per dire che le sorgenti umane con la minuscola non sono buone, ma che non sono la fonte con la maiuscola da cui viene tutta quell’acqua abbondante che poi arriva anche attraverso i riganoli umani.
Allora, dal punto di vista spirituale la sete è potente. La sete ci aiuta. Ieri vi ho dato quel testo di San Giovanni della Croce “La fonte io so” dove lui in questa sua cantica dice che noi andremo a cercare la fonte di notte e nella notte dello spirito, no? E dice “Sarà la sete a illuminarci, a farci trovare la fonte, perché la sete è il mezzo che Dio usa perché noi possiamo ritornare alla sorgente”.
E tante volte anche la nostalgia. Abbiamo un po’ provato il gusto di quella acqua dello spirito che ci disseta e tutte le altre cose non sono alla pari.
Allora l’invito se qualcuno ha sete cioè riconosci, da un nome ai tuoi desideri e perciò vieni a Gesù. E io penso che la preghiera ci serve proprio per tener vivi i desideri. Andare a Gesù con questo desiderio di vita.
E Thomas Merton diceva che il compito dei cristiani di oggi, quelli moderni, cioè noi, è far vedere al mondo che eh vivere uniti a Dio rende più viva la vita umana. Ci rende eh umanamente più vivi, più veri, no?
Allora attenzione noi cristiani a non diventare anime minuscole che si interessano di robe piccole, mentre invece noi abbiamo appunto la sorgente. Se uno ha sete venga a me. I cristiani vanno là, vanno da Gesù che si identifica con la risposta alla nostra sete. Gesù è la risposta che il Padre ci dà.
Noi siamo fatti a immagine del Figlio, la nostra anima assetata è fatta a immagine del Figlio che riceve dal Padre tutta la gloria, tutta la vita, no? E perciò Giovanni dice “Chi ha il Figlio ha la vita”.
E oggi proprio sarebbe importante fare questa preghiera per fare eh per eccitare il desiderio di Dio in noi. Sulla scorta della promessa però di Gesù, che è un po’ come quella di Matteo eh “Voi tutti che siete affaticati e oppressi, venite a me e io vi ristorerò e io vi disseterò”.
Eh c’è una bella preghiera di Sant’Ambrogio che mi sono dimenticato di indicare per oggi, che sarebbe stata pure bella, che dice “Cristo è tutto per noi. Se desideri risanare le tue ferite, egli è medico. Se sei angustiato dall’arsura della febbre, egli è fonte. Se hai bisogno di aiuto, egli è potenza. Se hai paura della morte, egli è vita. Se desideri il Paradiso, egli è via. Se sei in cerca di cibo, egli è nutrimento”.
Eh Gesù grida Eh, la sua è una parola di promessa forte, si impegna Gesù a dire “Guardate che io ho la risposta, io sono la risposta”.
Ehm, tante volte noi quando preghiamo eh, commentiamo “Ma Dio mi ascolterà? Le mie preghiere saranno esaudite?”. Gesù dice che quando noi chiediamo lo Spirito Santo, sempre, questa che è la cosa buona, Dio ce la darà. Allora Dio non esaudisce sempre i nostri desideri, i nostri capricci, le nostre richieste, ma Dio esaudisce sempre le sue promesse. E la sua promessa è quella di darci lo Spirito.
Eh, bella l’idea che là Gesù si è messo attaccato al pozzo di Giacobbe per dire alla samaritana “Guarda che sono io il pozzo, guarda che l’acqua te la do io”.
E infatti lei poi lascia lì la sua anfora perché va a dire ai suoi compaesati compaesani “Ho trovato uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto, uno che mi ha detto chi sono, mi ha detto i desideri che ho dentro perché mi conosce dell’intimo e poi eh, uno che mi ha detto anche chi è lui. All’inizio era un uomo, poi era un rabbi, poi era un profeta, poi è il salvatore, il Messia che deve venire”.
Ecco, Gesù quando ci dice “Venite a me”, ci invita a credere. Nel Vangelo di Giovanni venire a me e credere in me è la stessa cosa, vuol dire appunto accogliere la promessa che Dio ci fa. E la promessa è questo, che chi crede “Fiumi di acqua viva fluiranno dal suo seno”.
Ci sono due interpretazioni, tutte e due valide. I fiumi sgorgano dal cuore di Gesù. I fiumi sgorgano anche dal cuore del credente, perché quando hai fede il tuo cuore diventa questa sorgente che zampilla di vita eterna.
Allora guardiamo prima il cuore di Gesù che è fonte. Giovanni si ispira a due immagini dell’Antico Testamento. La prima è l’immagine della roccia che Mosè ha percosso col suo bastone mentre erano là nel deserto e rischiavano di morire per l’arsura, per l’aridità, senza acqua. Allora lui picchia e da quella roccia esce un fiotto, una sorgente di acqua viva.
L’altra immagine è quella di Ezechiele 47 dove dal lato destro del tempio esce un fiume di acqua e queste acque dove arrivano risanano, portano vita e alberi fruttiferi a tutte le stagioni.
Ecco, due immagini che sono unificate poi nella persona di Gesù perché il suo corpo è il nuovo tempio e perché il costato trafitto da quella lancia è come appunto la roccia che è stata percossa da Mosè. E allora ecco che dal cuore squarciato di Cristo che esce l’acqua viva, quella nuova, perché nell’Antico Testamento, pensate un po’, l’acqua era il simbolo della legge, ma adesso l’acqua è il simbolo dello Spirito.
E Giovanni lo precisa bene: “Questo Gesù diceva dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui, infatti non non vi era ancora.
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