Guida dell’incontro
Cari amici, stiamo vivendo questi giorni di preghiera. La cosa importante è perseverare, stare dentro questi esercizi della preghiera, perché a pregare si impara pregando. È fondamentale per il Vangelo è il metodo non del prendere, ma del lasciarsi prendere.
Nelle cose di Dio non vale ciò che ha fatto Adamo, quella mossa di rapina del frutto della conoscenza del bene e del male. Vale il contrario, lasciarsi prendere, cioè contemplare le cose di Dio. Avere questo atteggiamento di ammirazione, di constatazione, senza commentare, senza giudicare, in una parola, avere un’anima mariana, che vuol dire un’anima recettiva.
Dentro ciascuno di noi c’è questo punto verginale che è proprio la disponibilità docile del cuore a lasciarsi toccare, lasciarsi visitare, lasciarsi fecondare da questa visita dello spirito e allora il cuore è sorgente.
Bene, oggi contempliamo come icona biblica la lavanda dei piedi. Abbiamo già visto che sul Calvario Cristo viene spogliato delle sue vesti, mentre nel cenacolo è lui che attivamente si spoglia delle sue vesti, riveste un grembiule e lava i piedi ai suoi. E così vediamo Dio nella gloria.
Oggi il senso della contemplazione, la grazia da chiedere potrebbe proprio essere questa che noi contempliamo la gloria di Dio in questo gesto di Gesù. E potrebbe essere che anche noi abbiamo la stessa reazione di Pietro. Quando arriva il suo turno, Pietro resiste. No, tu non mi laverai i piedi in eterno.
E questo è anche comprensibile perché Pietro ha un immaginario religioso ebraico che vuol dire che lui è stato educato a immaginare la venuta del Messia come uno spettacolo straordinario, effetti speciali, grandioso e perciò non riesce a concepire nel suo schema che il Messia invece è in questo gesto che, come vedremo dopo è un gesto che scandalizza perché il gesto umile, povero, dell’uomo più insignificante che era lo schiavo.
Questo evento della gloria di Dio che avviene quasi al contrario e che perciò scardina quelle attese messianiche che erano un po’ la speranza di Israele, no? la sua superiorità, la sua elezione rispetto agli altri, che Dio è con noi, che Dio è il nostro Dio che è vincitore, che è forte, che è il Dio degli eserciti. Ecco, ho detto questo perché anche noi possiamo avere i nostri scandali nei confronti di questo gesto della lavanda dei piedi.
Giovanni inizia dicendo che era venuta l’ora. L’ora, che è un po’ come il giorno del Signore, è l’intervento decisivo, quando Dio interviene per salvare l’uomo e per compiere, potremmo dire, lo scacco matto, no, la mossa vincente.
E in questo caso Dio salva non con i mezzi forti, potenti del miracolo, perché avrebbe ancora propagandato un Dio terribile e temibile e nella sua onnipotenza, ma lui, appunto, Gesù ci salva mostrando un Dio nell’atto di servire l’umanità. Questa è l’ora.
È l’ora che ha tanti significati, perché Gesù dice che è l’ora in cui salva, ma è l’ora in cui passa da questo mondo al Padre. È l’ora in cui ama i suoi fino all’eccesso, fino all’estremo, avendoli amati prima, adesso fino al compimento.
E questa è l’ora in cui si manifesta la gloria, cioè l’essenza di Dio, chi è Dio? Ed è anche l’ora in cui il diavolo ha messo nel cuore di Giuda di tradire Gesù. Eppure è l’ora in cui Dio ha dato a Gesù il pieno potere, gli ha messo tutto tra le mani.
Ecco, dobbiamo star dentro queste sovrapposizioni paradossali, come se in un’ora capitasse tutto questo, ma ci è anche di conforto perché tante volte in un’ora di umiliazione, di tradimento, di rinnegamento c’è anche davvero l’ora di Dio che salva e addirittura che si manifesta, che si glorifica.
Cosa fa Gesù in questa ora? Si dice che si leva da tavola, ma il verbo greco è si risvegliò, risorse. E questo fa dire che il gesto che Gesù sta compiendo è un gesto rigeneratore, un gesto che anticipa una vita nuova per lavare i piedi e lavare i piedi ai discepoli e già passare dalla morte alla vita, da questo mondo al Padre. Lo riprendiamo dopo.
Il servizio è il potere più alto che noi abbiamo sulla vita e sulla morte. Se servi, sicuramente sei candidato all’eternità.
Il senso di questo gesto. Sappiamo che il Vangelo di Giovanni è il Vangelo dei segni, il pane vivo, l’acqua viva. Ma il Vangelo di Giovanni non ha l’istituzione dell’Eucaristia, il segno del pane spezzato e del vino versato. Non ha il racconto di quello che Gesù avrebbe fatto nel cenacolo sul pane e sul vino.
Perché? Perché dicono gli esperti, eh forse Giovanni ha presente una comunità che rischierebbe già di confondere il sacramento con la magia o con qualche cosa di formale, di cerimoniale, di esteriore. Allora Gesù compie questo gesto e siamo ancora nel cenacolo che però è un gesto provocatore e rivelatore.
È un segno di purificazione, sì, è un segno di ospitalità. Sì, è un segno di intimità. Sì, è tutto questo che però è il cuore dell’Eucaristia, il contenuto dell’Eucaristia. L’Eucaristia non è il rito del pane e del vino, ma è tutto questo che ho appena detto. È servizio, è ospitalità, è intimità e comunione e purificazione.
Siamo al cuore del cristianesimo che è questo, lasciarsi servire da Dio per poterci poi servire gli uni gli altri con l’amore che Gesù ci ha rivelato. Allora, non un segno tra gli altri la lavanda dei piedi, ma la realtà, la sostanza. del segno dell’Eucaristia.
Per Giovanni questo è un ritto iniziatico, cioè è un rito che serviva a iniziare il discepolo nel mistero profondo di Cristo. Ed è interessante che è un rito che si fa sui piedi perché i piedi sono metafora del cammino, della capacità di camminare e di camminare come Gesù ha camminato. E questo è il discepolato, la sequela.
Ma ricordiamo anche che l’uomo è un essere che cammina, l’uomo è il suo cammino. E allora Gesù ha lì tra le mani eh i miei piedi, i tuoi piedi, perché ci insegna ad essere discepoli, ci dà piedi di discepoli.
Guardiamo un po’ più da vicino il gesto che Gesù fa perché sono più gesti azioni in sequenza. depose le vesti, dunque non la veste, il mantello che era sopra, ma vuol dire qui tutte le vesti. Si è spogliato, ha soltanto tenuto l’essenziale che era la tenuta dello schiavo e è rimasto davvero l’essenziale di Gesù, eh, che è appunto il suo essere diacono e dulos.
Diacono era nei Vangeli [schiarire la voce] il eh servo che agisce in nome di un altro, l’intermediario. E in questo caso Gesù sarà l’intermediario che ci rivela il padre.
Il Dos era l’uomo di fatica, quello che non aveva particolari diritti e che era in stato permanente di servizio, perché bastava che il suo padrone con un’occhiata o con un gesto gli chiedesse qualcosa e lui lì doveva essere pronto, sempre in stato, in condizione di servizio.
E Gesù applica a sé che è il diacono del Padre intermediario, ma che è anche il Dulos, il servo di Dio per Antonomasia. non è venuto a signoreggiare, ma è venuto a servire, ad assumere questa condizione di servo. E vi ricordo che 30 denari era il prezzo dello schiavo, per cui Gesù è diventato addirittura il prezzo del nostro riscatto, della nostra liberazione.
Questo è il segno di Gesù e noi di solito lo interpretiamo come il segno della massima umiliazione e invece no. Perché? Perché Gesù dice se io che sono il maestro e il Signore Gesù ha coscienza di chi è. Lui compie questo gesto sapendo che lui lo fa da maestro e da signore.
Ma mentre si spoglia le vesti lui sta svelando chi veramente è questo maestro e questo signore. Per cui la lavanda dei piedi non è un segno di umiliazione, ma della massima glorificazione di Dio.
Allora, recuperiamo anche perché è importante, la usiamo tanto questa parola anche nella liturgia gloria. Cosa vuol dire questo termine? Già nell’Antico Testamento gloria è il peso, è la consistenza, è il peso specifico. Quando Dio c’è si manifesta, appare nella sua gloria e lo splendore della sua gloria è il suo valore assoluto, il suo peso. In questo caso la gloria del Padre, lo splendore della verità del Padre è proprio svelato in questo gesto che Gesù compie.
Nella piena coscienza di essere Dio, perché Dio gli ha dato in mano tutto il potere e in questa ora della gloria, lavando i piedi, Gesù ci dice qual è l’essenza di Dio.
Nel Vangelo di Giovanni ritorna quella domanda: “Mostraci il Padre, questo ci basta. È anche il nostro desiderio, no? Conoscere Dio, vedere Dio. Ma come hai fatto Dio? Come posso cercare di comprendere qualcosa di lui che è un mistero inesauribile, ineffabile.
Ecco, quando Gesù deve commentare il gesto della lavanda, dice io non faccio mai niente da solo, ma quello che vedo fare dal Padre anch’io lo faccio. Vuol dire che in quel momento, mentre Gesù fa il gesto di lavare i piedi, lui vuole far vedere quello che Dio il Padre fa da sempre, dall’eternità e cioè servire l’umanità.
Ecco, basterebbe fermarci qui perché non c’è una parola più alta di svelamento nel cristianesimo. Dovremmo oggi rimanere davvero sospesi, un po’ ammirati, un po’ commossi, pensando che il nostro Dio è questo Dio lavandaio del mondo ricurvo sui nostri piedi, sui nostri cammini, per poterli purificare, liberare, per dirci che noi siamo i suoi ospiti, che c’è un’intimità nuziale tra noi e lui.
Perciò tutt’altro che un segno di umiliazione, questo è il segno della massima visibilità di Dio. Dio è così. La sua gloria coincide con l’amore eccessivo.
Potremmo dire che Gesù è l’anti Adamo, perché Adamo eh per superbia ruba la divinità, mentre Gesù con l’umiltà, perciò non con un prepotere dispotico, ci manifesta l’onnipotenza paterna di Dio. La gloria di Dio è essere servi.
Gesù depone le vesti, così come dice: “Nessuno mi ruba la vita. Sono io che depongo la vita e ho il potere di darla e di riprenderla. Il potere che Gesù ha non è sulla vita degli altri, è sulla sua vita. Ho il potere di deporla, di donarla, di offrirla in sacrificio.
Pensiamoci bene a questo che è il potere che il Signore dà anche a noi. Non il potere o prepotere sugli altri, ma il potere di dominare gli impulsi disordinati. caotici che noi abbiamo in dentro la nostra umanità per narcisismo, per bisogno di prestigio, di farsi valere, di autoaffermarsi.
La spogliazione è il vero svelamento di Dio. Io sono in mezzo a voi come colui che serve, ma la spogliazione anche lo svelamento dell’uomo che è fatto a immagine di Dio. Siamo fatti per poter diventare grandi nel servire.
C’è di più in Giovanni perché quando ebbe lavato i piedi si dice riprese le sue vesti, ma non si dice che si è tolto il grembiule perché il grembiule è rimasto il vestito più aderente al corpo di Gesù, è il vestito più intimo di Dio.
E questo vestito, l’essere servo per amore, che dicevamo non è umiliazione, ma che è glorificazione, è il vestito di Dio per l’eternità. Perciò è importante che lì si dice nel testo cominciò a lavare i piedi e quel verbo è un verbo che dice che c’è una azione che comincia in quel momento lì e non finisce più. è andato avanti a lavare i piedi e quell’azione sarà anche quella che compie per l’eternità.
Vi ho lasciato anche il riferimento di Luca 12, quella bella parabola di Gesù dove lui dice: “Ah, beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà svegli, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”.
Ecco, nel cenacolo Gesù ha anticipato quello che sarà nel regno eterno. paradiso e in questo banchetto della vita piena, beata, dove Gesù è il servitore che passerà per darci il vero cibo, che è la comunione perfetta, sempre più perfetta col Padre, perché il paradiso non è esattamente essere al cinema lì statici, ma sarà qualcosa di dinamico, perché Dio è un mistero inesauribile e allora avremo sempre continue sorprese.
Questo gesto adesso lo dobbiamo recuperare non dal paradiso, ma dalla terra, dal tempo. Perché Gesù dice, ecco, questo gesto è il gesto del maestro e del Signore che sono io, ma diventa anche il tuo gesto. Ti do il potere di vivere il mio gesto che diventa paradigmatico del cristiano.
Ai versetti 14-15 si dice appunto: “Io il Signore e il Maestro ho lavato i piedi a voi. Anche voi lavatevi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato l’esempio perché anche voi facciate come io vi ho fatto.
Attenti a non farvi ingannare adesso dal trucchetto del fariseo che penserebbe, appunto, ci ha dato l’esempio. Adesso dobbiamo fare un po’ di palestra ascetica per riuscire a fare come lui ha fatto, no? lì, come ho fatto a voi, eh significa più la capacità di generare in noi questa capacità di servizio piuttosto che l’essere esemplare.
Va bene, Gesù è il modello, ma c’è di più. Agendo in questo modo, lavandovi i piedi, io vi rendo capaci di agire anche voi così, di lavarvi i piedi gli uni gli altri. Il Signore ci dà il potere del servizio che è la nostra vera autorità.
Se vagliamo qualcosa è perché in quel qualcosa abbiamo servito e siamo serviti. E qui forse è anche in questa giornata importante affidare nella preghiera al Signore le persone sulle quali esercitiamo un’autorità e come genitori sui figli e come magari responsabili nella chiesa, sul lavoro, nella professione, ma anche per quanti di voi vivono una vita di coppia avete un potere l’uno sull’altro.
Mi ricordo quando insegnavo, ho avuto una suora che era missionaria in Cambogia e ci ha raccontato che quando sono arrivati là i primi cristiani hanno trovato che nei ritti del matrimonio c’era questo gesto che la donna doveva lavare i piedi al marito. Cosa han fatto i cristiani? hanno preso quel gesto dentro il rito del matrimonio, ma l’hanno reso reciproco.
Ed è stato assolutamente un gesto provocatorio per quella cultura maschilista, no? L’uomo lava i piedi alla donna, la donna lava i piedi all’uomo. Questo è l’essenza del loro amore di coppia.
E in questo significa che la lavanda dei piedi è anche un gesto sovversivo della polce, del modo in cui noi stiamo insieme, no? perché destruttura un certo ordine di poteri mondani e rifa nella Chiesa. Fra di voi non sia così, perché il primo sarà l’ultimo e il più grande il servitore di tutti. Ma come cristiani questo stile lo portiamo anche negli ambienti dove lavoriamo, dove viviamo, dove animiamo anche la vita della città.
Eh, pensate che per otto volte Giovanni insiste che Gesù in prima persona lava i piedi, lava i piedi è una insistenza rivelatrice che è legata a un’altra insistenza che da qui in poi Giovanni avrà nel Vangelo e cioè l’insistenza sul verbo amare.
Perché qui si dice per la prima volta avendo amato i suoi, li amò sino al compimento. Prima negli altri 12 capitoli, Giovanni aveva usato, per dire la rivelazione che Gesù sta compiendo termini come luce, acqua, il pane, l’istruzione, mentre invece adesso in maniera esplicita parla di amore.
E delle 38 volte in cui nel Vangelo di Giovanni si parla di amore, soltanto sette sono nei primi 12 capitoli, le altre sono da qui in poi. Perché dico questa cosa che anche concretamente è importante? Perché tante volte sull’amore abbiamo tante fantasie, abbiamo tanti fraintendimenti, ci sono tanti equivoci sull’amore e spesso l’amore è rispondere a un bisogno di sé, è un sentimento che diventa una emozione anche passeggera e qui adesso diventa inequivocabile l’uso del verbo amare.
Il verbo amare significa che l’azione di amare è quella di Gesù nella lavanda dei piedi. mettersi al servizio del bene dell’altro, dell’onore dell’altro, dello sviluppo dell’altro. Nella prima di lettera di Giovanni si dice: “Amate non a parole e con la lingua, ma nei fatti e nella verità”.
Ecco, allora per questa via dell’amore fino alla fine che diventa l’umile servizio per glorificare l’altro, arriviamo al compimento e al versetto 18 Gesù, Giovanni dice appunto dovevano compiersi le Scritture e il riferimento è anche a Giuda, che non è il colpevole numero uno, ma è l’ingannato numero uno, perché il diavolo che gli aveva aveva messo nel cuore di tradire Gesù.
È il diavolo, il vero autore, artefice del male. È lui che mette dentro il cuore degli uomini e ciò che è all’inizio di tutti i mali e cioè il sospetto su Dio. E qui Giuda è deluso da Gesù perché lui si immaginava Gesù come quel liberatore messianico forte, che poteva imporre un nuovo assetto politico e invece Gesù ha tradito le sue aspettative e allora lui si sbarazza del giocattolo, lo vende per 30 denari.
Ma il tradimento non impedisce il compiersi dell’amore di Dio. Anzi, anche questo contribuirà alla rivelazione di Dio. Non che Dio abbia bisogno del male per tirar fuori il bene e che abbia bisogno di Giuda per poter tirar fuori il bene. E se ci non ci fosse stato il male, il disegno di Dio andava forse anche dritto ed era meglio per tutti.
Ma il male non sfugge al controllo di Dio. Colui che tiene in un oltre le acque del mare, dirige la storia con sapienza, coordina perché tutto concorra al bene di quelli che sono amati da Dio.
E infatti il testo dice, sapendo Gesù ha questa coscienza della sua onnipotenza, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani, cosa fa? depone le vesti e prende tra le mani i piedi dei discepoli. Il Padre gli ha dato tutto nelle mani. Gli ha dato i miei piedi, i tuoi piedi e il piede sappiamo che appunto è il cammino dell’uomo.
C’è una sedimentazione della fatica, del vagabondare, delle cadute, delle rialzate. Perciò i piedi e l’atto di prenderli nelle sue mani di Gesù significa che Gesù si prende cura della nostra storia, lava questa esistenza e magari anche la profuma, come ha fatto Maria Maddalena sui sul suo piede.
Allora, cari fratelli e sorelle, oggi raccontate a Gesù quando gli avete allungato il piede e quali sono magari anche alcuni punti che andrebbero lavati, purificati, liberati, guariti e c’è anche una lavanda penitenziale che è possibile in questi giorni e se avete dentro delle resistenze come quelle di Pietro è abbastanza naturale, no?
Anche Pietro aveva paura di non arrivare così in basso, di non essere eh come gli altri un po’ migliore e Gesù lascerà che anche lui arrivi in basso in basso perché soltanto così se ti lasci lavare avrai parte con me. E allora Pietro gli dice “Va bene, allora lavami tutto”.
Sant’Ignazio finisce il suo percorso della prima tappa con la meditazione dell’inferno, che vuol dire si è arrivati proprio in basso in basso, ma lì più in basso c’è come una sorta di subabbraccio di Dio che attraverso le mani di Gesù che raccolgono i nostri piedi ci riporta in alto.
Segue un’altra meditazione che è l’arruolamento del re. Ignazio dice che è come se un re umano chiamasse nel suo esercito tanta milizia per impegnarla a conquistare il mondo. E allora poi Ignazio dice: “Immaginate che così è anche Gesù che vi vuole arruolare per salvare il mondo”.
E allora è molto bello che noi possiamo essere quelli che eh vengono arruolati da questo re dulos, questo re servo, per poter anche noi regnare insieme a lui servendo. Il Concilio Vaticano Io dice che servendo il Cristo negli altri con umiltà e pazienza noi conduciamo i fratelli al re.
E perché servire il re significa regnare.
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