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Guida dell’incontro
Oggi è una meditazione un po’ sintetica, vogliamo riprendere il percorso, anche per prepararvi a raccogliere quel pensiero, quel sentimento di sintesi e ci fa bene eh mangiare spiritualmente le stesse cose, cioè ritornare un po’ sugli stessi pensieri, perché questo anche crea una luce interiore più chiara dentro l’anima.
È l’incontro di Gesù con Nicodemo, potremmo dire le tre tappe di una rinascita. Il dialogo notturno tra Gesù e Nicodemo, che è il brano su cui sosteremo, poi c’è anche nuova comparsa di Nicodemo al capitolo 7 di Giovanni, quando lui, che è un membro del Sinedrio, cerca di far ragionare i suoi colleghi, perché dice “La nostra legge non condanna nessuno prima di averlo ascoltato” e gli altri lo insultano perché gli dicono “Ma studia, eh tu pensi che eh è dalla Galilea che deve venire il Messia?”.
La terza volta che compare Nicodemo è nel capitolo 19 di Giovanni, quando insieme a Giuseppe d’Arimatea va a togliere Gesù dalla croce. Allora una progressiva venuta alla luce di Nicodemo, una sua rigenerazione attraverso degli esercizi spirituali per tappe.
Siamo nella festa della Pasqua, una delle tante che racconta Giovanni, questa è la composizione del luogo e si dice che molti credettero in Gesù a motivo dei segni che aveva compiuto. I discepoli in particolare, dopo il segno compiuto a Cana di Galilea, la trasformazione dell’acqua in vino. Però ci sono anche quelli che non credono in Gesù e sono i Giudei che dopo averlo visto cacciare i mercati i mercanti dal tempio si sono come irritati e cominciano già a macchinare di eliminare Gesù.
Ehm Giovanni ci sta dicendo che c’è una fede parziale, ambigua, perché qualcuno crede, ma crede soltanto per i segni e non per la persona e per la rivelazione che Gesù è venuto a portare. Sappiamo che nella religione c’è sempre un po’ questa ambiguità dei fenomeni straordinari, apparizioni, messaggi particolari e spesso è anche una lettura povera dei segni perché non ci porta davvero a maturare l’adesione alla persona di Gesù e al suo messaggio di rivelazione su chi è il vero Dio.
Perché questa fatica a credere? Di Nicodemo, dei Giudei, nostra? Perché noi ci facciamo già un nostro disegno su come dovrebbe essere Dio. Gesù porta un nuovo tassello ai farisei e dovrebbero inserire Gesù dentro il loro schema, ma Gesù fa scoppiare lo schema.
E allora questo crea una reazione di rifiuto, di irrigidimento. Però questo scontro è un momento anche della nostra crescita spirituale nella fede da oltrepassare, perché Giovanni è perentorio, fin dal prologo dice che Dio nessuno l’ha mai visto. E a Nicodemo dice Gesù “Nessuno è mai salito al cielo. È il Figlio unigenito che è nel seno del Padre e lui ce lo ha rivelato”.
Già nella lavanda dei piedi abbiamo detto lì c’è lo svelamento, è come se davvero Gesù tira via il velo per dire “Ecco, vedete, questo è il vero Dio, quello che dobbiamo eh convertire dentro la nostra mentalità”. Siamo chiamati perciò ad accogliere continuamente la novità del Vangelo e a non trattenere Gesù dentro degli schemi che invece lui fa scoppiare, cioè converte continuamente la nostra religiosità.
Andiamo bene spiritualmente se tante volte ci troviamo a esclamare “Ma pensavo che Dio fosse un’altra cosa” e invece c’è questo eh stupore che nasce proprio per il di più che Gesù ci dice su Dio. Eh i Giudei non hanno accolto Gesù proprio perché faticavano a interpretarlo dentro le loro eh categorie già predisposte. L’unica predisposizione buona, abbiamo capito in questi giorni, è accogliere. È aprire, è avere l’anima mariana, virginale.
Allora torniamo al nostro Nicodemo. Chi è Nicodemo? Si dice che è un uomo dei farisei di nome Nicodemo, ma è un uomo. Non si etichetta subito come uno del gruppo dei farisei, che poi essere farisei eh voleva dire essere zelanti, essere interessati a Dio, essere osservanti. La cosa problematica è che loro hanno questa mentalità religiosa della compravendita, devo tenere buono Dio, faccio tante cose meritevoli eh di essere approvate da Dio e perciò tengo buono Dio.
Lui è anche un capo dei Giudei perché è un’autorità provata, un uomo competente, versato nella legge, è uno che ha imparato anche a parlare bene, ha una disciplina rigorosa del pensiero, però il sapere che ha accumulato a un certo punto non gli basta più. Lui vuole un salto, cerca un salto e forse questo è il segno della vera intelligenza spirituale.
Io penso che oggi c’è questo problema che si impara poco perché, potremmo dire, si nasce imparati, cioè si cresce poco per la presunzione di non aver bisogno di imparare, anche e soprattutto dagli altri.
E perché il mio schema potrebbe bastarmi, perché potrebbe essere quello che applico poi a tutte le circostanze esterne e perdiamo una grande possibilità che è quella che la luce spesso ci viene dall’esterno e dagli altri che vedono anche di noi qualche cosa che noi non riusciamo a vedere.
Perciò discepoli, che vuol dire discepolo, ho imparato a imparare continuamente, con una certa flessibilità. E in Nicodemo c’è appunto, in tanto sapere, una crepa, una fenditura che sono queste domande che lui ha voglia di rivolgere a Gesù e perciò lo cerca.
Lo cerca ehm perché lì si dice che andò a Gesù, ma la traduzione giusta sarebbe che venne da Gesù, è pervenuto da Gesù. Questo è un approdo ehm di una ricerca o forse di un’attrazione che Gesù esercita su Nicodemo.
È notte e la notte forse in questo caso allude alla paura di Nicodemo di esporsi, non vuol farsi vedere, è un fariseo, è del Sinedrio, su Gesù ci sono già tante perplessità.
Forse si può anche immaginare che di notte c’è più calma, si può discutere meglio, si può anche studiare la scrittura o forse anche un simbolo della opacità interiore di Nicodemo. Tante cose non le ha viste a motivo di questo aspetto semi-notturno che ha dentro.
E poi vi ricordo che il passaggio dalle tenebre alla luce è una grande allusione battesimale, per il quasi parla anche di acqua, no? Perché nell’antichità il battesimo era chiamato illuminazione, dalle tenebre della incredulità alla luce della fede che ci fa vedere la verità di Dio.
Ehm, penso anche che è bello questo ulteriore significato allusivo del venire alla luce come l’essere generati. E essere partoriti a un nuovo grado, un nuovo livello della vita.
Nicodemo fa domande e potremmo chiederci “Ma è un uomo in ricerca?”. All’inizio sì e no, perché inizia con quella frase molto assertiva, no? Conclusiva “Noi sappiamo”. È vero che è una parola benevola verso Gesù, eh, però è qualche cosa che dice ancora l’incasellamento, no? “Noi sappiamo che tu sei un Rabbi, che i segni che tu fai nessuno li potrebbe fare se Dio non è con lui”.
E allora Gesù comincia a dare le risposte dentro questo dialogo usando quella formula “Amen, amen”, solenne “In verità, in verità io vi dico”, cioè Gesù sta parlando con l’autorità divina, sta dicendo parole impegnative, parole appunto di svelamento, no?
Perché Nicodemo ha visto qualcosa, ma è parziale. Ha visto che Gesù è un Rabbi, forse anche potremmo dire un profeta, compie opere perché Dio è con lui, però di Nicodemo eh, il a Nicodemo il regno non interessa, non ne accenna neppure, no? E Gesù spezza questa linearità.
Cioè, entra dentro, ma non seguendo il suo discorso fin dove Nicodemo ne è consapevole, gli fa fare un salto e gli dice “Guarda che se uno non nasce dall’alto non può vedere il regno di Dio”. Perciò sposta l’attenzione.
Tante volte Gesù non risponde alle nostre domande, ma sposta l’accento su altre cose. In questo caso Nicodemo è interessato a Gesù e Gesù è interessato al regno e poi gli dice “Guarda Nicodemo, se poi ti interessa vedere ed entrare nel regno, devi interessarti di me, perché sono io che ti darò la parola nuova, la parola ultima. Se tu vuoi andare nel regno da solo così come hai fatto fino adesso, seguendo la legge, nel fariseismo, guarda che non ce la fai. Devi accogliere invece la parola di rivelazione che io ti darò”.
È appunto la questione dell’essere generati dall’alto, cioè prospettiva nuova. E qui c’è il malinteso, perché dall’alto, di nuovo, per Gesù vuol dire una cosa, ma Nicodemo ne capisce un’altra.
Per Gesù dall’alto vuol dire “Guarda, quello che deve essere generato dentro di te viene fuori da te, viene dall’alto, scende verso di te. Tu non puoi salire lì per ricevere questa rivelazione”. Mentre invece per Nicodemo dall’alto, di nuovo, vorrebbe dire una replica del parto, ritornare nel grembo di sua madre.
Ecco allora essere generati. Già Gesù insiste su questa faccenda qua, che non è solo nascere, ma essere generati, che vuol dire che io mi trovo nella vita perché qualcheduno, non io, l’ha voluto per me.
E quando io mi accorgo di essere un uomo che vive, sono già nella vita, proprio perché la vita è totalmente gratuita. Nessuno di noi ha fatto qualcosa per trovarsi addosso la vita, no, altri ci hanno messo. E questo vale anche spiritualmente.
E infatti, sempre l’evangelista Giovanni, ma questa volta nella prima lettera, dice “Chiunque è stato generato da Dio”. Cioè, è Dio che ha fatto qualche cosa, mi ha generato. “Non commette peccato”. Perché? Questo è una frase molto bella, tenetela sempre nella testa, perché un germe divino abita in lui, rimane in lui.
Allora, chi genera, mette un germe ed è Dio, ma Dio non è uno generico, è un padre. E perciò, se Dio è il padre, quando ti genera, non può che generarti a figlio.
E perciò, questa è la verità profonda che Gesù vorrebbe cercare di comunicare a Nicodemo, a me e a te, per farci entrare nel regno, per vedere il regno.
Nicodemo era rappresentativo di tutta l’umanità che, in qualche maniera, si illude ancora di avere accesso al regno di Dio attraverso l’osservanza delle leggi, ma alla dogana non possiamo aprire le valigie dei nostri meriti e passare, perché non funziona. E Gesù dice “Infatti, divieto di accesso. Non sali tu, ma sei fatto entrare”.
E i sinottici direbbero “Se non diventate come bambini, non perché innocenti, ma perché i bambini sanno che la vita la dai genitori, ecco, non entrerete mai nel regno dei cieli”.
Allora, il secondo intervento di Nicodemo è per cercare, appunto, di capire, oltre il malinteso, che cosa vuol dire nascere un’altra volta. E lui dice “Ma questo è impossibile per un uomo quando è vecchio ritornare dentro il grembo della propria madre, no?”.
È un’obiezione, potremmo dire, un po’ grossolana, ma vera, forte e per certi versi anche profonda, perché? Perché è chiaro che nessun uomo può replicare la sua generazione fisica, ma c’è quest’altra cosa più profonda, che ricominciare è impossibile.
Questo era forse il problema vero di Nicodemo. E talvolta questa è anche un po’ la nostra fatica, no? Darci la fiducia che nella vita ricominciare è possibile, anche dopo magari che ci sono state interruzioni, relazioni affettive deluse, amicizie tradite, vite comunitarie rattrappite.
Nicodemo dice “Ma come è possibile?”. Quasi per dichiarare impossibile. E invece Gesù dice “Amen, amen”, ancora solennemente, essere generati dall’alto, di nuovo, è possibile per acqua che è spirito. Non acqua e spirito, la traduzione giusta è acqua e abbiamo già parlato tante volte di acqua e di sorgenti.
Ecco, questa sorgente che rigenera è lo spirito che fa passare dalla cecità alla vista. È lo spirito che ci fa vedere il regno, cioè il Padre, che ci fa entrare nel regno come figli del Padre, se accogliamo la parola di rivelazione di Gesù.
In questi esercizi tante volte abbiamo parlato di Padre, Figlio, Spirito. Come cristiani non non crediamo in Gesù e solo nel Gesù storico, ma in Gesù nato da Maria, figlio del Padre, unto di Spirito che ci dà lo Spirito e ci permette di vivere come lui da figli.
È importante questo, no, per la vita spirituale. Lo dico con una immagine di Simeone di Tessalonica che dice “La casa è del Padre, la porta è il Figlio, la chiave è lo Spirito. Invochiamo lo Spirito, entriamo in Gesù e siamo nella casa del Padre”.
Perché Gesù dice a Nicodemo “Ciò che è generato dalla carne è carne, ciò che invece è generato dallo Spirito è Spirito. Carne vuol dire umanità chiusa, chiusa su di sé, non aperta. Spirito invece vuol dire umanità che è aperta e recettiva del dono di Dio, della visita dello Spirito.
Perciò non meravigliarti, Nicodemo”, dice Gesù, “bisogna nascere dall’alto, cioè dallo Spirito. Bisogna, è necessario. È lì che si genera una vera umanità. Carne e sangue, vita biologica e psichica, non sei ancora una donna, non sei ancora un uomo.
Questo è un problema forte oggi, perché tutta la macchina culturale vorrebbe soddisfare questo livello della nostra umanità, quello più biologico, quello del benessere psichico, emozionale, ma tu sei molto di più.
E l’importante è appunto rinascere dall’alto, dallo Spirito che è, dice Gesù, come il vento. Allora è interessante perché il vento spira dove vuole e ascolti la sua voce, ma non sai da dove viene, non sai dove va, cioè lo il vento è libero.
Attenzione che qualche volta noi pensiamo “Ah, ecco, così è dello Spirito”, mentre invece l’evangelista dice “No, così è di quelli che sono nati dallo Spirito”, cioè i discepoli sono un po’ come il vento, che non sai da dove viene e dove va, cioè chi è generato dallo spirito, la trasformazione profonda del cuore non la vede.
È qualche cosa di così intimo e come in questi giorni lo spirito, chissà come ha lavorato dentro il tuo cuore profondo, l’io profondo, no? Ma quello a un certo punto è diventato sorgente, tu cosa hai visto? Lo zampillo dello spirito noi vediamo gli effetti, vediamo i frutti, proprio come il vento che ti accorgi che c’è dai suoi effetti perché le chiome degli alberi si muovono, no?
E allora eh in questa ottica i frutti dello spirito, di cui parla Galati 5, sono eh i la gli effetti della sua azione profonda in noi e sono amore, pace, gioia, magnanimità, fedeltà.
Eh per usare una parola proprio tipica degli esercizi di Sant’Ignazio, questa è la consolazione dello spirito. In questi giorni per esempio, hai provato qualche gioia senza causa, cioè non c’era niente che dall’esterno ti metteva dentro, però uno stato d’animo sereno, in pace, gioioso e e questo era proprio il segno dello spirito che agiva dentro di te.
Ecco allora ehm arriviamo al versetto 9 e l’ultimo intervento di Nicodemo, quando dice “Ma come può accadere questo?”, cioè la generazione dall’alto da acqua e spirito, eh Gesù gli dice “Guarda, le tue difficoltà sono queste tre” e gli dice “Non conosci, cioè ancora non comprendi, la tua mentalità non ha ancora pensieri ben ordinati” ed Ed avere invece nella nostra mentalità religiosa, dicevo prima, pensieri ordinati.
Non comprendi, secondo, non accogli la nostra testimonianza e io parlo di ciò che so e testimonio ciò che ho visto. Terzo, non credi, cioè non hai fiducia che questo essere rigenerati possa accadere. Questo, potremmo dire, è la fatica di Nicodemo che si dice “Ma come può accadere questa rigenerazione?”.
E poi Gesù gli dice “Se abbiamo parlato finora di cose terrestri e come potreste capire quelle celesti”, cioè questa parola di rivelazione. Adesso il dialogo finisce e Gesù inizia il discorso di rivelazione.
Versetto 13: “Nessuno è mai salito al cielo se non colui che è disceso, cioè il figlio dell’uomo”. Teniamo fermo questo questo punto e cioè nessuno può salire al cielo.
E e Gesù allora dice “Solo il figlio di Dio che è disceso dal cielo, mandato dal Padre, perché il Padre ha tanto amato il mondo”, ecco, soltanto lui ha visto, sa che cosa c’è nel regno e perciò lo può rivelare.
E qui ci riconnettiamo a quella parola di promessa che già nel capitolo primo, il prologo, si dice “A quanti lo hanno accolto”, perché accogliere è la nostra parte, “ha dato il potere di diventare figli di Dio”.
E questi sono rigenerati a una vita già eterna, è la vita dell’eterno, la vita di Dio. Vuol dire che in noi fluisce già questo zampillo di una vita che è quella che noi avremo nel regno, ma che già noi possiamo ehm, dissetarci di quella vita eterna lì.
Allora, le cose del cielo, le cose celesti, sono proprio quelle che abbiamo un po’ meditato in questi giorni e che riguardano la rivelazione della paternità di Dio, che in Gesù ha tanto amato il mondo e ha consegnato lo spirito della comunione e della vita eterna.
Versetto 14. “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il figlio dell’uomo”. Questa parola, l’innalzamento sulla croce, ora della croce del Golgota, che anche ora della gloria, della massima manifestazione, lo abbiamo già visto ieri.
Questa idea dell’innalzamento Giovanni la prende dal capitolo 21 dei numeri, quando vi ricordate il popolo era stato morso da quei serpenti velenosi e il modo per riuscire a liberarsi era quello di guardare, contemplare il serpente di rame che veniva posto sull’asta che poi Mosè aveva innalzato.
Ecco, Gesù vuole dire a Nicodemo che il culmine di questa rivelazione di Dio è sulla croce. Tra la discesa, l’incarnazione, la risalita, l’ascensione alla destra del Padre, il punto centrale di tutto, l’asse, è esattamente la croce. Lì riconosciamo chi è il vero e lì riconosciamo chi siamo noi.
Chi è Dio, il vero Dio? È un Padre che per amore non risparmia il proprio figlio, che giustifica il pubblicano pentito al tempio, che si mette in mezzo tra i due malfattori e implora il perdono per chi lo sta uccidendo, che si fa schiavo per lavare i piedi dell’umanità e per dirci che lui ci ama più di quanto ama se stesso.
Questo è l’amore folle di Dio di cui parlavano i padri greci. Questo è ciò che siamo chiamati a contemplare. Anche in questa meditazione un po’ riassuntiva.
Perché perché contemplare Gesù innalzato, bisogna che il figlio dell’uomo sia innalzato. È il secondo bisogna, vi ricordate, no? Prima bisogna rinascere dall’alto, cioè dallo spirito. Ma perché questo avvenga bisognava che Gesù fosse innalzato.
E questo verbo è al passivo, significa che è Dio che vuole proprio questo, non che vuole la morte del figlio. È Gesù che sposa in toto il disegno, la causa del padre. Per Gesù obbedire al padre è vita.
E Gesù fa questo per permettere la risalita di Nicodemo e anche la nostra. Lui è sceso e è innalzato sulla croce da dove fonde il suo spirito che dentro i nostri cuori che erano inariditi torna a zampillare di vita eterna.
È Dio che scende, non noi che saliamo. È Dio che fa, noi ci lasciamo fare. È Dio che ama per primo, l’uomo non può che accogliere la visita dello spirito che porta nei cuori vita eterna.
Questi sono stati gli esercizi di Nicodemo. Gesù lo ha scompaginato nei suoi schemi religiosi per poterlo davvero far rinascere.
Ehm, per noi contemplare questo Gesù innalzato sulla croce è un momento importante per poter togliere tutto il veleno di quella pseudo rivelazione del serpente che aveva in inoculato nelle nostre menti e nei nostri cuori eh quella parola “Non fidarti di Dio, perché Dio è questo invidioso che non vuole il bene dell’uomo, è un nemico della natura umana, ti tiene in pugno con i suoi ricatti, con le sue regole e perciò per non fidarti eh di lui tu devi fidarti di me”.
E perciò questo vuol dire entrare nella vita falsa di colui che è falso, menzognero e omicida fin dal principio e purtroppo il mondo giace nel male perché il potere delle tenebre è ancora molto forte.
Per noi in questa settimana è stata una grazia misurarci sulla rivelazione di Gesù che è la rivelazione del vero Dio che non ci salva con la sua onnipotenza, ma con la sua onnidebolezza d’amore che è più potente di ogni potere mondano e che perciò perdendo vince.
“Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me”.
In questa settimana io credo che il vento dello spirito abbia soffiato dove voleva e voi ne avete sentito la voce e vi ha svelato dentro un po’ questo immaginario religioso avvelenato che bisognava purificare e vi ha anche attirato eh a Gesù e ci attira il Dio di Gesù, ci attira la paternità del Dio di Gesù.
Questo è anche proprio l’epilogo del percorso in tre tappe di Nicodemo che insieme a Giuseppe d’Arimatea va a togliere Gesù dalla croce e in quel caso va lui e pensate lì nasce davvero un uomo libero e un vero credente, non è più eh il Nicodemo timoroso, lui eh dice il versetto 39 va e in questa festa della Parasceve dove non si poteva far nulla, va a tirar giù Gesù dalla croce portando più di 30 kg di una mistura di mirra e di aloe.
Questo adoratore notturno che porta l’omaggio, immaginatelo che si tira dietro 32 kg di profumo proprio da versare eh sul corpo di questo Gesù che è sceso dal cielo e che adesso lui fa scendere dalla croce.
E pensare che lui pensava che non era possibile ricominciare ed essere rigenerati e Gesù gli dice “Guarda un po’, sei uno dei primi con cui faccio il capolavoro”.
Ecco, anche noi cari fratelli e sorelle siamo in grado di vivere così per grazia, possiamo schiodare noi stessi e gli altri dai chiodi dei pregiudizi, dei sensi di colpa, dei nostri errori.
La nostra vocazione di discepoli rigenerati non è crocifiggere, ma è deporre dalle croci e profumare con lo Spirito Santo le persone che sono state ferite, che hanno ferito, le vittime e i carnefici.
Io vorrei invitarvi oggi a ringraziare il Signore per il dono della fede cristiana che è già vita eterna e che sarà nel compimento del regno che avremo tutto questo eh profumo della rivelazione piena, ma sappiamo che questo ci dà speranza, abbiamo il regno qua, la vita solo è cominciata.
Oggi prima di uscire un po’ tra oggi e domani dei nostri esercizi, vi inviterei a scrivere qualche riga della vostra vita in più tappe, come per Nicodemo, magari dategli anche un titolo “La mia vita con Gesù” e fissatevi qualcheduno di questi passaggi per venire alla luce e il vostro parto come credenti è importante saperlo riconoscere per poter ringraziare e perciò fate anche voi la vostra liturgia con i 32 kg di adorazione, di preghiera, di lode, di benedizione da offrire al Signore Gesù.
Libro di preghiera
